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Tratto da:
Chiara Amirante, Nuovi Orizzonti. La nostra avventura nel mondo della strada, 1996, Città Nuova, pp.107-116.

1996: Chiara, dopo un periodo di malattia e preghiera intensa,
ha nel cuore un grande progetto,
che sembrava impossibile realizzare
perché, in quell’anno, c'era soltanto una piccola comunità di accoglienza.
A distanza di 16 anni quello stesso progetto si sta realizzando perfettamente!

Ho sognato migliaia di giovani che d’un tratto, come d’incanto, si risvegliavano da un pesante letargo, che li aveva portati a vegetare per lungo tempo, e finalmente si decidevano a vivere in pienezza.
Tutti loro si erano nutriti fino a quel momento del cibo mortale del consumismo, dell’edonismo, dell’individualismo e chi non ne era morto era sprofondato, agonizzante, in un lungo sonno.
Avevano così vissuto per tanti anni in un mondo irreale, dove ogni verità appare stravolta, l’illusione sembra realtà e la realtà illusione, l’assurdo sembra logico e ciò che è logico sembra assurdo; si crede di poter afferrare ciò che è invece fumo e si considera inafferrabile ciò che non passa; la verità è considerata menzogna, la menzogna verità; si confonde l’egoismo con l’amore e l’amore è additato come follia.
lo spirito aleggia sui giovaniUn giorno lo spirito dell’Amore aleggiò su questi giovani e chi era morto riprese vita, chi viveva nell’irrealtà perché era caduto in letargo si risvegliò. Era un popolo sterminato di zoppi, ciechi e muti, ma finalmente i loro occhi si riaprirono, la loro lingua si sciolse e furono capaci di percorrere la via della verità. Furono in grado di vedere tutto con sguardo nuovo e compresero quanto era stato loro fatale il cibo di cui si erano nutriti.
Conobbero quanto li aveva amati quel Padre che non avevano voluto ascoltare e finalmente si decisero ad andare al grande banchetto a cui Lui da tempo li attendeva. Aveva molto sofferto nel vederli tardare così tanto, ma fu talmente grande la Sua gioia nel vederli arrivare numerosi che la ferita del Suo cuore si rimarginò.
Ci fu una festa grandissima e il Padre volle riabbracciare ciascuno dei suoi figli personalmente. Che emozione, che commozione nel ricevere il Suo sguardo e il Suo abbraccio pieno d’amore! Le lacrime scorrevano copiose e il cuore di ognuno riprendeva a battere trepidante di gioia. Tutti si saziarono abbondantemente di quei cibi deliziosi e sentirono un grande desiderio di recuperare il tempo perduto.
Fino a quel momento la barca della loro vita era stata in balia della tempesta dell’egoismo, dell’uragano delle passioni, delle onde dei piaceri ed erano stati sballottati di qua e di là, andando spesso a finire contro scogli appuntiti. Ora avevano finalmente chiaro che dovevano puntare il loro timone verso la verità senza mai cambiare rotta.
Compresero il motivo della loro insoddisfazione: erano stati creati per le alte vette, per i frutti prelibati dell’amore, della pace, della luce, e avevano invece preferito accomodarsi in una melma putrida, lasciandosi intossicare dai cibi velenosi che di volta in volta erano stati loro offerti. Gustati finalmente i deliziosi cibi del banchetto, la decisione fu presa: si sarebbero liberati di tutte le zavorre del loro egoismo che fino ad allora li avevano soffocati e appesantiti, impedendo loro di vedere e di vivere; avrebbero rinunciato alle passioni ingannatrici, alle seduzioni del mondo e avrebbero imparato a librarsi, a volare nella vera libertà del cielo dell’amore.

Questo popolo nuovo, composto di persone di tutte le nazioni, di tutte le razze e di tutte le età si costituì in un patto di unità. Si dissero l’un l’altro: «Resteremo sempre uniti nell’amore e questa sarà la nostra forza; non permetteremo che alcuna divisione ci indebolisca. Percorreremo il mondo cantando le meraviglie che il nostro Papà ha compiuto per noi. Saremo pronti a versare fino all’ultima goccia di sangue dell’anima e del corpo perché l’amore sia amato da quanti più cuori possibile. Venderemo tutto per acquistare l’incommensurabile tesoro della verità e non perderlo mai più. Percorreremo i sentieri del deserto dell’umanità, per dissetare con l’acqua viva che ci è stata offerta al banchetto dell’amore coloro che sono in agonia e sapremo restare sulla croce con Colui che ci guarisce, per sanare le tante ferite dei nostri fratelli agonizzanti e moribondi. Vivremo perché coloro che sono nel buio possano rivedere la luce, perché coloro che sono nell’angoscia possano gustare la pace, perché coloro che sono morti possano risorgere.
Sì, testimonieremo a tutto il mondo, a tutti quelli che non hanno conosciuto l’amore, che sono amati infinitamente dall’Amore degli amori. Terremo lo sguardo fisso al cielo, perché ogni persona che incontreremo, guardandoci negli occhi, dovrà sapere che il cielo esiste. Vivremo insieme, mettendo tutto in comune, perché gli altri, sorpresi dal nostro amore, possano riconoscere che siamo discepoli della verità e possano sentirsi attratti dalla vera vita. Andremo in tutto il mondo ad annunziare la buona novella, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a consolare gli afflitti, proclamando la Sua infinita misericordia. Che importa se dovremo rinunciare ai nostri piccoli e grandi tesori che fino ad oggi hanno incatenato il nostro cuore? Che importa se saremo perseguitati e se ci prenderanno per pazzi?

In questo pazzo mondo noi saremo i pazzi dell’amore».
lo spirito aleggia sui giovani versione 2 Ho poi sognato questo popolo nuovo che correva per le strade del mondo e portava il fuoco là dove era il gelo, che colorava con fantastici ricami di luce tenebre che prima sembravano impenetrabili, che irrigava con pioggia di cielo deserti da secoli inariditi. E ho visto germogliare fiori e piante di una bellezza inenarrabile, ho visto riaccendersi stelle spente da anni nel firmamento dell’amore, ho visto lebbrosi sfigurati tornare all’originaria bellezza, ho visto tanti altri risvegliarsi dal letargo e molti morti risuscitare.
Tutti si univano con gioia alla grande danza dell’armonia e imparavano a volare nel cielo dell’amore.
Ho visto poi sorgere tante piccole città di luce, sparse in tutto il mondo come fari luminosi diretti verso il cielo, perché chiunque fosse colpito da quei raggi potesse lasciarsi incantare dalla bellezza del firmamento e decidere di tornare a brillare e a cantare insieme alle altre stelle. Erano piccole città, sì, ma immenso era il loro potere di irradiazione, perché l’unica legge di queste città era l’amore e i raggi dell’amore non possono essere fermati da niente e da nessuno. Erano cittadelle dove chiunque fosse ferito, disperato, distrutto, agonizzante, poteva trovare rifugio ed essere accolto con lo stesso amore con cui la madre riabbraccia un figlio malato che non vede da tempo. In queste piccole città ho visto tanti e tanti trovare ristoro, consolazione e vita e decidere di unirsi a loro volta al patto dell’unità, perché altri ancora potessero ritrovare la gioia di vivere.
La prima di queste piccole città venne chiamata Cittadella Cielo, perché tutti coloro che vi abitavano avevano preso l’impegno di avere come unica legge la Parola della verità; si sforzavano di compiere sempre la volontà del Padre, che è pace, gioia, amore e luce, «come in cielo così in terra». Non aveva alcuna importanza il fardello pesante della storia personale di chi veniva accolto nella Cittadella Cielo; non importava se in precedenza aveva rubato, spacciato, commesso violenza oppure ogni altro male possibile. Ciascuno aveva deciso di gettare il proprio passato, per quanto terribile fosse, nell’oceano infinito della misericordia, e come per incanto non se ne era più sentito schiacciato.
Tutti si erano impegnati a vivere la legge del Cielo perché l’amore potesse sempre regnare in loro e tra loro; una luce stupenda illuminava la città attirando molti altri e riaccendeva in tutti coloro che venivano a visitarla l’irresistibile nostalgia del Cielo, che da sempre è impressa nel cuore di ogni uomo.

Coloro che arrivavano alla cittadella avevano spesso malattie terribili e ferite molto profonde; per questa ragione dovevano prima passare dal Pronto Soccorso dell’amore e trascorrere un periodo di tempo nel villaggetto Jeshua antistante la cittadella. In questo piccolo villaggio, infatti, Jeshua (Colui che guarisce), medico di fama mondiale e celestiale, attraverso la sua arte unica e minuziosa, estirpava ogni male e curava tutte le ferite, anche quelle giudicate incurabili, che sono un grande ostacolo alla vita nell’amore.
Nel piccolo villaggio tutti lavoravano con ordine e armonia, e anche se sentivano la fatica per la debolezza dovuta alla loro vita passata erano desiderosi di imparare finalmente a costruire, dopo aver tanto distrutto; che soddisfazione, alla fine della giornata, poter vedere i frutti del proprio lavoro! A Jeshua non c’era alcuna differenza tra chi arrivava disperato e moribondo e chi, dopo essere stato guarito, era invece desideroso di dare un suo piccolo contributo nel medicare le ferite dei fratelli più bisognosi. Tutti avevano tanto da imparare dagli altri e tanto da donare a loro volta. Gli strumenti usati per la guarigione erano particolarissimi: i «Carismi Paraclito»; le ferite venivano guarite con il dolce balsamo dello Spirito.
Una volta operata la guarigione, dopo aver spezzato a suon di martellate le pesanti catene dell’edonismo e dell’egoismo, coloro che avevano imparato a vivere secondo la legge dell’amore si trasferivano dal villaggetto Jeshua in una delle tante casette della Cittadella Cielo.
Tutti gli abitanti della cittadella si chiamavano «i piccoli della gioia», perché dopo essere stati guariti da Jeshua avevano imparato a scorgere la bellezza nascosta dietro ad ogni cosa e a stupirsi di tutto, proprio come i bambini. Avevano inoltre compreso che i misteri della sapienza vengono nascosti ai dotti, ma manifestati ai piccoli. Jeshua aveva operato in loro un trapianto del cuore: aveva sostituito il vecchio cuore di pietra in un cuore di carne, traboccante d’amore e di gioia.
Per questo non potevano fare a meno di cantare al mondo che finalmente, dopo aver tanto sofferto, avevano scoperto un grande tesoro: il segreto della gioia. Per acquistare questo tesoro avevano venduto tutti i loro averi, ma ora niente e nessuno poteva togliere la gioia dal loro cuore.

C’erano poi tante casette Luce, dove vivevano i bambini Arcobaleno. Essi erano limpidi e trasparenti come gocce di pioggia sospese tra cielo e terra, immersi costantemente nella luce. I raggi del sole che brillavano in loro e attraverso di loro manifestavano le tante sfumature della Sua bellezza e coloravano la terra d’armonia. I bambini Arcobaleno erano tutti uniti in una meravigliosa danza che collegava la terra al cielo, formando uno splendido ponte di colori. Essi risplendevano in ogni momento degli infiniti colori della luce e custodivano nel loro cuore i grandi doni presenti in tutte le altre casette.

C’erano poi i fratellini Micors che, dopo la profonda commozione sperimentata per l’accoglienza ricevuta dal Padre quando, dopo essersi così a lungo allontanati da Lui, si erano finalmente decisi ad andare al Suo banchetto, avevano voluto condividere la loro gioia con il maggior numero di persone possibile. Erano arrivati dal Padre talmente sporchi e infangati che avevano avuto un grande timore a presentarsi al Suo cospetto, ma Lui li aveva subito accolti nel suo caldo abbraccio. Si erano così sentiti immersi nell’oceano dell’infinita misericordia ed erano tornati bianchi come la neve.
Nel mezzo della grande festa con il Padre si erano ricordati di tanti altri loro fratelli che si erano allontanati dalla casa paterna, che ora morivano di fame e di sete ed erano nudi e prigionieri. Avevano quindi deciso di correre da loro, per sfamarli e dissetarli con i cibi prelibati del Padre e per ricordare loro che erano attesi da tempo al grande banchetto e che la gioia per il loro ritorno sarebbe stata immensa.

Nella Cittadella Cielo c’erano anche le casette Vita, dove vivevano tante splendide mamme che, nonostante le tante difficoltà nel portare avanti la loro gravidanza, avevano saputo accogliere il grande dono della vita.
Ora i loro «angioletti» allietavano non solo le rispettive mamme, ma tutti gli abitanti della città Cielo.

Nelle casette Agape vivevano invece tutti i bambini le cui madri avevano deciso di abortire oppure non avevano potuto tenerli con sé. Alla notizia che i «piccoli della gioia» sarebbero stati felici di accogliere questi figli, le madri avevano deciso di non abortire ma di affidarli alla città Cielo.
C’erano anche tanti bambini che erano stati abbandonati per strada oppure miseramente venduti alla prostituzione. Tutti gli abitanti della città andavano spesso nelle casette Agape, perché i bambini che non avevano mai conosciuto l’amore potessero ora vivere circondati da una grande tenerezza.
C’erano poi i piccoli di Maria che, incantati dalla bellezza del Fiore dei fiori della creazione, avevano deciso di inebriarsi di quel prezioso profumo per imparare a mettere le loro radici nel giardino celeste, in modo tale che tanti altri fossero attirati a guardare alle cose di lassù.
La Mamma insegnava loro ad essere piccoli e a vivere costantemente immersi nella contemplazione. I piccoli di Maria ricordavano a tutti che una sola è la cosa necessaria: stare ai piedi del Maestro per ascoltare la Sua Parola, che dischiude i misteri eterni.

In questa città del tutto particolare c’erano inoltre i giullari di Dio e gli apostoli dell’amore, che servendosi dell’arte, dello spettacolo, dei mass media e di ogni altro mezzo simile percorrevano le strade proclamando ad alta voce fin sui tetti le meraviglie dell’amore e la buona novella.
Avevano inoltre creato il centro Beauty News, per contrastare l’uso astuto dei mass media per seminare il male da parte dei figli delle tenebre e farne invece degli strumenti preziosi per diffondere la luce e per rallegrare ed edificare molti.
Nella cittadella c’erano ancora tantissime altre realtà meravigliose: le famiglie Nazareth, i piccoli cenacoli, gli emmanueliti, che andavano a scuola dal grande Maestro per smascherare le subdole dottrine dei falsi profeti e per informare con la sapienza le varie discipline della conoscenza.

Ma il luogo considerato da tutti il centro più importante della città era la casetta del Tesoro. Lì vivevano persone colpite dall’Aids o da altre malattie mortali, che si stavano preparando al momento in cui avrebbero percorso la meravigliosa scala luminosa che collegava la cittadella al Paradiso.
Gli abitanti della città si recavano spesso nella casetta del Tesoro, poiché sapevano che lì c’erano cose importantissime da imparare e tesori molto preziosi a cui attingere.

Dopo la Cittadella Cielo ne sorsero tante e tante altre, e il numero di persone che decise di far parte del popolo nuovo divenne sterminato. Tutti volavano di cielo in cielo, contemplando in uno stupore senza fine gli orizzonti sempre nuovi dell’amore.
Mi è dispiaciuto risvegliarmi dal sogno, perché mi era parso talmente vero che per un istante avevo sperato che fosse realtà.

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